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Marc Zisman intervista la grande clavicembalista italiana Paola Erdas in occasione della sua nuova incisione dedicata a d'Anglebert
Su gentile concessione di Abeille Musique - www.abeilleinfo.com
Traduzione di Pamela Rabaccio

 

 

Grande specialista del Seicento francese, Paola Erdas dedica a Jean-Henry d'Anglebert la sua nuova incisione per l'etichetta Arcana, che aiuterà sicuramente a meglio (ri)scoprire questo compositore, nato nel 1628. Come afferma la clavicembalista stessa nelle note di questo nuovo album, "Quasi maniacale nella sua ricerca del dettaglio, Jean-Henry d'Anglebert è stato talvolta identificato come autore contorto, eccessivamente preciso. Ma la magnifica precisione della sua scrittura, cui si accompagna la sua preziosa ed esaustiva tavola degli abbellimenti, si inserisce semmai in quella tradizione di cura per il più piccolo particolare e per ogni più minuta variante di espressione e fraseggio che dalla Francia del Seicento arriva fino a Debussy. Non "graziosa" forma di ricamo fine a sè stessa ma profonda e intensa visione musicale, della quale l'abbellimento è parte integrante, non scindibile dal discorso estetico-musicale."

Download   Audio clip: Chaconne du Vieux Gautier (01’38” - 1.5 Mb)

Questo è il suo primo disco per Arcana, l'etichetta di Michel Bernstein. Come vede il suo incontro con una simile leggendaria figura? (NdA: l'intervista è stata effettuata poche settimane prima della scomparsa di Michel Bernstein)
Paola Erdas:
Semplicemente splendido. Durante la registrazione ho avuto dal primo istante la certezza di "essere al sicuro" di essere capita e supportata. Potevo appoggiarmi con tranquillità, più che una leggenda ho pensato ad una roccia.

Voltandosi ad osservare la lunga teoria di grandi musicisti che Bernstein ha scoperto o messo in luce nel corso della sua lunga carriera (Jordi Savall, Fabio Biondi, Rinaldo Alessandrini, Hopkinson Smith, Paul Badura-Skoda, etc.), era impressionata dal lavorare con lui?
Paola Erdas:
Naturalmente sì! Michel mi ha onorato della sua stima, questo è stato ed è per me motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. Al convegno che da poco è stato fatto in occasione del ventennale dell'ensemble laReverdie Michel ha detto una frase meravigliosa a conclusione di un intervento: "La musica ha bisogno d'amore". E' questo che mi ha colpito di lui: l'amore per la musica, una concezione dell'arte che si esprime nel sentimento più totale. Un modo di essere al quale aderisco completamente.

 

Come mai la scelta di un compositore come d'Anglebert? E come personalmente colloca la sua opera nella storia della musica?
Paola Erdas:
La risposta alle due domande ha origini lontane.
Da sempre incantata dalla musica francese del XVII secolo, molti anni fa comprai un disco di Hopkinson Smith di musiche di Ennemond Gaultier. Il disco era della Astree e prodotto da Michel Bernstein. Ero a Siena all'Accademia Chigiana a fare un corso con Kenneth Gilbert e gli parlai di questa mia passione per questa musica così incredibilmente intensa, elegante, passionale, perfetta. Lui mi disse che esisteva
 

uno spartito dell'epoca di trascrizioni al cembalo. Immediatamente mi procurai la musica che divenne poi la materia del mio primo CD e della mia prima edizione musicale: posso dire che quel disco ha dato una svolta alla mia vita.
Quando ho pensato a che musica registrare per Arcana mi è sembrato ovvio scegliere d'Anglebert: musica per cembalo ma anche musica per liuto, l'anello di congiunzione tra i due strumenti che amo di più. Le Pieces en Manuscrit è sono uno dei tesori più grandi del XVII secolo: musiche dei grandi cembalisti come d'Anglebert, Louis Couperin e Chambinnieres ma anche dei liutisti della generazione precedente come Pinel, Mezangeau, Gaultier
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Scott Ross, Gustav Leonhardt, Céline Frisch, Kristian Nyquist, etc. sono alcuni dei cembalisti che hanno registrato opere di d'Anglebert. Qualcuno di questi approcci alla sua opera la ha influenzata più di altri?
Paola Erdas:
Naturalmente conosco le loro bellissime registrazioni, ma se devo dire la verità il mio approccio a d'Anglebert è nato, come dicevo prima, dal liuto piuttosto che dal cembalo. Se dovessi citare delle registrazioni sarebbero piuttosto quella di Smith di Ennemond Gaulier e quella di Lislevand del Manuscrit Barbe.

Lei afferma sul suo sito internet che "Il cembalo è vivo, si muove, sente il tempo, le emozioni.". Come descriverebbe la sensazione che ha provato registrando questo CD sul Louis Denis 1658?
Paola Erdas:
Una sensazione di meraviglia al principio. Poi di assoluto agio sia fisico che sentimentale che musicale.
La tastiera dai tasti così minuti era perfetta per la mia mano, era un piacere affondare le dita come in un tessuto soffice e prezioso. Il suono poi era perfetto: dettagliato, con una punta ancora del suono italiano ma con la morbidezza e la sontuosità del suono francese. Ero felice. Non potrò mai ringraziare abbastanza M.François Badoud che mi ha permesso di utilizzare questo suo tesoro.
E devo anche ringraziare Michele Gaggia, mio amico e ingegnere del suono che ha riprodotto il timbro del Denis in tutto il suo splendore.

Potrebbe darci qualche dettaglio sugli strumenti che ha scelto per le sue registrazioni?
Paola Erdas:
Sono stata fortunata a poter utilizzare sempre cembali speciali. Il mio primo CD di musiche di Perrine (le musiche per liuto trascritte) era perfetto sul Delin 1768 della collezione di Kenneth Gilbert: uno strumento tardo ma perfetto per incontrarsi con la musica dei Gaultier. Per il Libro de Cifra Nueva di Luys Venegas de Henestrosa è stato l'italiano F.A.1677, sempre della collezione Gilbert, a darmi ancora più spunti espressivi per far rivivere il repertorio del Siglo de Oro col suo suono preciso ma estrememente nobile. Per Il Cembalo intorno a Gesualdo il De Quoco del 1699 era perfetto: arcaico, quasi ruvido, terribilmente espressivo. Il Lebegue è stato l'unico registrato su di un cembalo copia, uno strumento che è il fratello maggiore del mio, un Hemsch costruito da Augusto Bonza, talmente splendido che non mi ha fatto rimpiangere di non avere un originale.

Quali sono gli ultimi tre CD che ha acquistato?
Paola Erdas:
In direzione ostinata e contraria di Fabrizio de Andrè, un tributo postumo al mio cantautore preferito di sempre.
Guldasta (Un bouquet di fiori) del virtuoso di sarod Amjad Ali Khan, preso a New Delhi in occasione della mia più recente visita ai negozi di tessuti e agli incredibili atelier dei nuovi designer indiani.
E, pochi giorni fa qui a Parigi Les Pieces de Clavecin en concert di Rameau con Christophe Rousset, di cui non riuscivo più a trovare la mia copia!

Quali sono I suoi progetti futuri (di studio e concerti)?
Paola Erdas:
La prossima registrazione sarà dedicata a Antonio de Cabezón, tornerò alla mia seconda grande passione, la musica spagnola antica. Sarà che io sono nata in Sardegna che è stata per 400 anni sotto la dominazione spagnola, ma sento molto forte il richiamo per l'arte iberica.
I concerti sono divisi tra la musica da camera e i recital delle Pieces en Manuscrits, sono sempre felice di suonare da sola per dividere col pubblico le emozioni di questa grande musica ma sono ugualmente attratta dal far musica con gli amici, è molto divertente!

Quando non è impegnata a suonare o a ascoltare musica, quali sono le cose a cui ama dedicarsi?
Paola Erdas:
Sono nata vicino al mare e ancora adoro immergermi per vedere le bellezze sott'acqua e pescare (e mangiare!) i frutti di mare. Sono un'accanita lettrice, mi piace moltissimo cucinare per gli amici e mi diverto a cucire. Se non avessi fatto la musicista mi sarebbe piaciuto enormente diventare una storica, mia sorella è alla Scuola Normale di Pisa con una specializzazione in Storia greca arcaica, si vede che l'amore per le meraviglie del passato è una cosa di famiglia!

 
 

 
engineered by: Massimo Tedesco

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